Partita IVA. L’omessa dichiarazione per tre anni è causa di chiusura. Con raccomandata (AR) l’avviso preventivo

In attuazione dell’articolo 35, comma 15-quinquies, del D.P.R. n. 633/1972, come modificato dall’articolo 7-quater, comma 44, del decreto-legge del 22 ottobre 2016 n. 193 convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225, con  provvedimento del 3 dicembre 2019, l’Agenzia delle entrate ha definito la procedura per la chiusura delle partite IVA inattive e le relative forme di comunicazione preventiva al contribuente.

In virtù del provvedimento, l’Agenzia delle entrate potrà procede d’ufficio alla chiusura delle partite IVA dei soggetti che sulla base dei dati e degli elementi in suo possesso risultano non aver esercitato, nelle tre annualità precedenti, attività di impresa ovvero attività artistiche o professionali. Naturalmente, fatti salvi i poteri di controllo e accertamento dell’amministrazione finanziaria.

 

Criteri e modalità di chiusura delle partite IVA

 

Le partite IVA, presumibilmente inattive, saranno individuate sulla base di riscontri automatizzati con le informazioni disponibili in Anagrafe Tributaria, volti a identificare i soggetti titolari di partita IVA che nelle tre annualità precedenti non hanno presentato, se dovuta, la dichiarazione IVA o dei redditi di lavoro autonomo o d’impresa.

A ciascun soggetto individuato sarà inviata la comunicazione preventiva di chiusura d’ufficio della partita IVA. La spedizione avverrà mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento (AR).

 

La difesa del contribuente

 

Il contribuente che ravvisi elementi non considerati o valutati erroneamente, relativamente alla comunicazione preventiva, potrà  rivolgersi, entro 60 giorni dalla sua ricezione, ad un qualsiasi ufficio territoriale dell’Agenzia delle entrate e fornire chiarimenti circa la propria posizione fiscale di soggetto attivo ai fini IVA.

Gli uffici, verificate le argomentazioni e la documentazione prodotta dal contribuente, potranno archiviare la comunicazione di chiusura della partita IVA, mantenendo il soggetto in stato di attività, oppure rigettare l’istanza con motivato diniego.

Si ritiene che il provvedimento motivato di diniego sia impugnabile davanti alle Commissioni tributarie. Nel caso in cui il contribuente abbia “dimenticato” di inviare le dichiarazioni annuali, il ricorso, naturalmente, sarà teso a dimostrare l’effettivo esercizio dell’attività.

Link al provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 3 dicembre 2019, prot. n. 1415522/2019, recante: «Chiusura d’ufficio delle partite IVA inattive ai sensi dell’articolo 35, comma 15-quinquies del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, come modificato dall’articolo 7-quater del decreto-legge del 22 ottobre 2016 n. 193 convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n. 22» pubblicato il 03.12.2019 su www.agenziaentrate.it ai sensi dell’art. 1, comma 361, della legge 24 dicembre 2007, n. 244