Un “impegno” per i nuovi poveri in giacca e cravatta

 

Emendamenti di Commissione relativi al Disegno di legge di bilancio (A.S. 1586) (link sito: www.senato.it)

G/1586 Sez I/1/2

OstellariPillonEmanuele Pellegrini

 

Accolto dal Governo

La Commissione,

        in sede di esame del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            la libera professione, come è ormai evidente a tutti, ha perso molto del proprio appeal, drasticamente falcidiata da un combinato disposto di fattori economici e sociali che ne hanno minato le fondamenta, tanto da far meritare alla categoria dei liberi professionisti in generale la nomea di “nuovi poveri”;

            pur senza drammatizzare, se da un lato appare innegabile che la categoria stia sentendo gravemente il peso della crisi economica che ha investito l’intero paese, aggravata altresì dal parallelo dispiegarsi di una crescita esponenziale della classe professionale tale da far registrare una perenne predominanza dell’offerta rispetto alla relativa domanda di servizi, sotto altro profilo risulta evidente come l’irrefrenabile aumento dei costi e degli oneri, finanche fiscali, connessi all’effettivo svolgimento dell’attività libero professionale, in uno alla progressiva crescita dei crediti insoluti, per le molteplici criticità insite nel sistema del recupero dei compensi, stia progressivamente incidendo in maniera sempre più preoccupante sulla stessa capacità reddituale di piccoli e medi professionisti, tanto da metterne in discussione la stessa permanenza nelle categorie di appartenenza;

            non a caso il recente ricorso del legislatore in più settori al parametro dell’equità e di equo compenso ha di fatto riportato l’attenzione dei più sulle ragioni del necessario equilibrio nei rapporti individuali libero professionale in merito ad una corretta rimodulazione della regola convenzionale, caratterizzata dall’accostamento della figura del professionista a quella tipica del consumatore, in ragione della sempre maggiore presenza di situazioni di potenziale sperequazione negoziale e prevaricazione campi solidale da parte del beneficiario della prestazione;

            molti professionisti, spesso in assenza di liquidità, si vedono costretti a dover rinunziare al recupero del credito a causa dei costi che la procedura comporta, in quanto non sostenibili per le fasce reddituali più basse del mondo professionale;

            su tali premesse appare evidente come una misura che gioverebbe all’intera categoria professionale, oltre che alle stesse finanze statali, risulterebbe quella di prevedere normativamente l’estensione del regime fiscale agevolato previsto per le controversie individuali di lavoro – per le quali, come è noto, vige il principio di gratuità dalle spese processuali (articolo unico legge n. 319 del 1958), salvo che per l’onere di pagamento del contributo unificato – anche alle procedure giudiziali aventi ad oggetto il recupero del credito costituito da compenso professionale;

 

        impegna il Governo:

            a valutare l’opportunità di estendere il regime fiscale agevolato previsto per le controversie individuali di lavoro anche alle procedure giudiziali aventi ad oggetto il recupero del credito costituito da compenso professionale.